Moda


consoli1

A Catania l'omaggio all'arte inquieta di Giuseppe Consoli
Pittore sensibile ai temi sociali, scultore alla ricerca di estreme sintesi formali, storico dell’arte, critico e saggista, abile e raffinato disegnatore archeologico. A Giuseppe Consoli (Catania 1919 – Milano 2010), in occasione del centenario della nascita, è dedicata una ricca antologica “Giuseppe Consoli. Un siciliano fra i colori dell’isola” articolata in due sedi: a Catania, Palazzo della Cultura, dal 18 maggio al 23 giugno; nell’Auditorium di Mascalucia, suo paese natale, dal 19 maggio al 2 giugno. La mostra è curata da Antonio D’Amico, storico dell’arte e conservatore delle raccolte d’arte dei Musei Civici di Domodossola e 
del museo Diocesano di Nicosia, e indaga l’opera e la personalità inquieta di questo eclettico artista e intellettuale che, nel corso della sua lunga vita, ha attraversato buona parte del Novecento: dalle stagioni più sofferte – la guerra, la prigionia, le stragi civili e gli anni di piombo – 
a quelle più esuberanti, quando l’estro, la creatività e il dinamismo dell’Italia post-bellica accesero di entusiasmo e voglia di rinascita un’intera generazione di giovani e intellettuali. In catalogo un saggio dello storico contemporaneo Uccio Barone.  In mostra circa 60 opere, tra oli e disegni, tele, tavole e carte, realizzate da Consoli dagli anni Quaranta fino alla fine degli anni Ottanta. Spicca tra tutte, per quell’umanità concitata e drammatica, Lacrimogeni a Mussomeli, un olio del 1954 con cui Consoli ferma sulla tela, quasi a futura memoria, una delle stragi siciliane dimenticate.   
Tra i disegni esposti al Palazzo della Cultura anche gli schizzi dei due anni nei lager nazisti, da soldato. Parentesi durissima, seguita 
all’ armistizio dell’8 settembre, e condivisa da Consoli al fianco di intellettuali e artisti italiani di spicco come Giovannino Guareschi, 
Alessandro Natta, Paolo Grassi, Aldo Carpi o come l’attore Gianrico Tedeschi. 

Maggio 2019

consoli2
consoli3

Grace of Monaco: 85 abiti Dior in mostra
Apre al Christian Dior Museum di Granville, dal 27 aprile al 17 novembre 2019, la mostra Grace of Monaco: Princess in Dior, che rende omaggio alla costante amicizia tra la Maison Dior e l’emblematica sovrana e celebra la raffinatezza e la straordinaria personalità di un’icona eterna il cui senso dello stile trascende il tempo.
Christian Dior – e Marc Bohan dopo di lui – ha disegnato creazioni sontuose per le occasioni più importanti della sua vita.  Con una selezione di circa ottantacinque abiti di un guardaroba accuratamente conservato nel palazzo di Monaco, la mostra, curata da Florence Müller con l’aiuto di Gwenola Fouilleul, offre una «doppia visione» della principessa: quella di una figura pubblica, nobile e aggraziata nelle sue apparizioni ufficiali, e quella di una donna moderna, moglie e madre devota.
Oltre ai suoi abiti di haute couture Dior, una serie di ritratti, fotografie, resoconti dei media, stralci di notizie, idee per le feste del decoratore e costumista teatrale André Levasseur, schizzi, bottiglie di profumo e lettere che testimoniano la sua corrispondenza con la Maison e celebrano il fascino e la bellezza di Grace.

Aprile 2019

 

dior5
dior6
dior3
dior4
dior2
dior1
boldini2
boldini1

Al pittore Boldini, primo vero "influencer" della moda
Ferrara dedica una mostra al Palazzo dei Diamanti

Nel luglio del 1931, in occasione della prima retrospettiva allestita a Parigi, «Vogue» dedicava a Boldini, scomparso solo qualche mese prima, un articolo dal titolo emblematico: Giovanni Boldini. Pittore dell’eleganza. Nel momento in cui il 
ritrattista che per decenni era stato l’arbitro del gusto parigino lasciava la scena iniziava il mito di un artista che, avendo dato vita a un canone di bellezza moderno e dirompente, avrebbe ispirato generazioni di stilisti, da Christian Dior a Giorgio Armani, da Alexander McQueen a John Galliano.
Il magnetismo dei ritratti di Boldini, nei quali i suoi modelli appaiono mondani, sicuri di sé e del proprio potere di seduzione, deve molto al rapporto che il pittore ebbe con la nascente industria della moda alla quale, a sua volta, dette un contributo notevole. Organizzata dalla Fondazione Ferrara arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna-Museo Giovanni Boldini di Ferrara (fino al 2 giugno), la mostra Boldini e la moda racconta per la prima volta la storia di questo affascinante legame: frutto di un lungo studio che attraverso i documenti ha permesso la ricostruzione della fitta rete di rapporti sociali e professionali dell’artista, 
la rassegna illustra infatti come Boldini fu capace di farsi interprete della moda del tempo fino a giungere a influenzarne le scelte, al pari di un contemporaneo trendsetter.
Affermatosi nella Parigi tra Otto e Novecento, crocevia di ogni tendenza del gusto e della modernità, Boldini ha immortalato 
la voluttuosa eleganza delle élite cosmopolite della Belle Époque. Il suo talentuoso pennello ha consegnato alla posterità 
le immagini dei protagonisti di quell’epoca mitica – da Robert de Montesquiou a Cléo de Mérode alla marchesa Casati – 
concorrendo a fare di loro delle vere e proprie icone glamour.
Se all’inizio la moda cattura l’attenzione dell’artista in quanto quintessenza della vita moderna, elemento che ancòra l’opera d’arte alla contemporaneità, essa diviene ben presto un attributo distintivo della sua ritrattistica. Grazie ad una pittura che unisce una pennellata nervosa e dinamica all’enfatizzazione di pose manierate e sensuali, e con la complicità delle creazioni dei grandi couturier Worth, Doucet, Poiret e le Sorelle Callot, Boldini dà vita a una personale declinazione del ritratto di società che diviene un vero e proprio canone, modello di stile e tendenza 
che anticipa formule e linguaggi del cinema e della fotografia di moda del Novecento. Un suggestivo percorso composto da quasi centrotrenta opere riunisce splendidi dipinti, disegni e incisioni di Boldini e dei colleghi Degas, Manet, Sargent, Seurat, Blanche ed Helleu a meravigliosi abiti d’epoca, libri e accessori preziosi. 
Ordinata in sezioni tematiche, ciascuna patrocinata da letterati che hanno contribuito a fare della moda un elemento 
fondante delle poetiche della modernità, da Charles Baudelaire a Oscar Wilde, da Marcel Proust a Gabriele D’Annunzio, 
la mostra svela i suggestivi intrecci tra arte, moda e letteratura che hanno segnato la fin de siècle e, evocando la cornice di mondanità e raffinatezza che fece da sfondo alla lunga carriera di Boldini, immerge il visitatore nelle atmosfere raffinate e luccicanti della metropoli francese e in tutto il suo elegante edonismo.

Aprile 2019

boldini4
boldini3

La famiglia Pellegrino svela l'archivio Ingham:

110 volumi di storia siciliana

Una testimonianza storica dal valore inestimabile che racconta attraverso 110 volumi gli scambi commerciali, avvenuti dal 1814 al 1928, tra la città di Marsala e il resto del mondo. Pellegrino - prestigiosa cantina siciliana produttrice di vini bianchi e rossi, passiti di Pantelleria e Marsala - dedica una nuova sala, aperta al pubblico, all’archivio Ingham-Whitaker, che prende il nome dalle famiglie inglesi che hanno scritto alcune delle più belle pagine della storia economica della Sicilia dell’800. La tutela dell’archivio, affidata a Pellegrino, è certificata da una lettera della sovraintendenza ai beni archivistici. I testi sono custoditi all’interno delle cantine storiche di Marsala, con lo scopo di promuoverne la conoscenza. Qui, tra i filari di botti dove affina il leggendario marsala, la famiglia Pellegrino, la più longeva dinastia siciliana del vino, oggi giunta alla sesta generazione, ha adibito un nuovo spazio per la consultazione, dotato di un moderno impianto di deumidificazione e tende. La sala assicura le ottimali condizioni di temperatura per i volumi, al riparo da umidità e luce diretta del sole.Dal 1880 i Pellegrino sono impegnati nella produzione vinicola e nella tutela dell’identità culturale del territorio d’appartenenza. Le collezioni private della famiglia sono fruibili attraverso le visite guidate in cantina, disponibili tutto l’anno. Nell’itinerario sono inclusi il museo degli attrezzi agricoli, con i ferri dei maestri bottai, la collezione dei cinque carretti siciliani ottocenteschi e i calchi in gesso originali della Nave Punicadel 241 A.C. (esposta al museo Lilibeo di Marsala), al cui recupero la famiglia Pellegrino ha partecipato attivamente. Con la nuova sala, dedicata all’archivio Ingham-Whitaker, continua pertanto quell’attività di mecenatismo che ha sempre contraddistinto il nome di Pellegrino. I volumi hanno finalmente trovato una “nuova casa” per continuare a raccontare quel glorioso passato in cui la città di Marsala era il centro principale delle rotte commerciali del Mediterraneo.L’archivio Ingham-Whitaker è stato dichiarato di “notevole interesse storico”con provvedimento della Sovrintendenza ai Beni Archivistici della Sicilia
del 1985 e, da trent’anni a questa parte, è stato letto e analizzato da grandi studiosi come il professor Brancato dell’Università di Palermo, oltre che disponibile alla consultazione per gli studenti universitari che svolgono attività di ricerca.

Febbraio 2019

pellegrinoarte
mostra1mostra2mostra3mostra4mostra5mostra6mostra7mostra8mostra9mostra10mostra11mostra12

Animalia Fashion, passeggiata zoologica tra l'alta moda contemporanea a Palazzo Pitti
Abiti come sculture, stoffe e ricami come dipinti: tutto concorre a ricreare, nelle sale del museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti, una specie di passeggiata zoologica tra le creazioni di stilisti contemporanei che evocano il mondo animale più inaspettato.Dalla Francia alla Cina, dalla Russia all’Italia, gli abiti esposti propongono un catalogo sorprendente di quello che l’Alta moda ha da offrire alla Natura in termini di ispirazione e suggestione, e all’Arte come prodotto di fantasia e genialità. La moda può sorprenderci, scatenare la nostra immaginazione, coinvolgerci in un nuovo gioco di identificazioni e suggerimenti.
Non aspettiamoci macchie di leopardo, ma denti di babirussa; grandi assenti gli zebrati e i tigrati, per far posto a insetti, ricci, cigni, aragoste, serpenti, pesci, conchiglie e coralli, a significare che la Moda è arte e come tale “scimmia della Natura”. Il rapporto che essa instaura con gli animali è indagato in modo divertente e poetico ma anche impegnato, in un momento in cui i cambi climatici e un calo d’interesse delle superpotenze per i problemi dell’ambiente mettono molte specie in pericolo. La mostra Animalia fashion. fino al 5 maggio, diventa così una delle più sorprendenti e suggestive installazioni nel campo della Haute Couture, è lirismo puro negli accostamenti proposti, ma anche un invito a riflettere sulle meraviglie dell’universo, se si presta attenzione all’allestimento, 
concepito infatti come un fantastico, iperbolico museo di storia naturale. Abiti, accessori e gioielli diventano così un’esperienza, un viaggio nella storia della scienza zoologica, ma soprattutto una scoperta di forme e colori che volta a volta evocano animali comuni o rari. 
Lo stile contemporaneo – vengono esposti esempi dal 2000 al 2018, prestati dalle case di moda più celebri e da stilisti emergenti – esprime il suo straordinario potere creativo grazie anche ad abbinamenti inaspettati, nelle sale del museo, con veri animali impagliati e rettili in formaldeide, concessi in prestito dal museo fiorentino di Storia Naturale La Specola, con i ragni (in teche) prestatidall’Associazione Italiana di Aracnologia, ma anche con dipinti antichi eoggetti dal museo di Antropologia ed Etnografia di Firenze, e con riproduzioni di disegni tratti da antichi bestiari e pagine da tacuina sanitatis medievali.  Le 18 sale del percorso espositivo si aprono con la sezione dedicata ai ragni per poi proseguire con i cigni, le conchiglie, i ricci, i pesci, i coralli, i pappagalli, le aragoste, la babirussa, il pesce istrice, i serpenti, gli scarabei, le mosche, le api, i coccodrilli e concludersi con le farfalle.

In questa carrellata di quasi un centinaio di pezzi tra abiti, borse, scarpe, gioielli e accessori, l’Alta moda interpreta un universo favoloso, dove i manichini diventano creature di un bestiario moderno e poetico. È anche un omaggio alle qualità artistiche e tecniche della moda contemporanea, un settore cui il museo della moda e del Costume di Palazzo Pitti sta dedicando nuove energie ed attenzione” dichiara il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt. 
La curatrice e ideatrice, Patricia Lurati, che ha inteso la mostra come la scenografia di un museo immaginario, aggiunge: “In un dialogo emozionante con questo zoo di stoffe, piume, pellami – e non solo - il visitatore viene sorpreso, coinvolto nella scoperta delle meraviglie del mondo animale, che per gli stilisti  diventa fonte di ispirazione, o che crea accostamenti inaspettati nell’immaginazione di chi guarda”.  

Gennaio 2019

Otto nuovi costumi in mostra al Museo Zeffirelli

Dal 2 gennaio sono entrati a far parte del Museo Zeffirelli otto nuovi costumi di scena utilizzati dal Maestro nelle sue opere liriche. La novità dipende dal necessario avvicendamento dei materiali messi in mostra nel museo, poiché i tessuti necessitano di un periodo di deposito in ambiente buio e climatizzato, dopo essere stati esposti al pubblico.
Nella Sala 6 del museo sono visibili tre costumi dell'opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo (Nedda, Tonio e Arlecchino) 
– che debuttò al Teatro dell'Opera di Roma nel maggio del 1992 con la regia e le scene di Franco Zeffirelli – disegnati 
da Raimonda Gaetani. Nella successiva Sala 7 si può ammirare il bellissimo costume di Madama Butterfly di Giacomo Puccini – che esordì nel giugno del 2004 all'Arena di Verona con la regia e le scene del maestro – disegnato da Emi Wada.
Al centro della Sala 11 fa bella mostra di sé il Costume per il Faraone disegnato da Anna Anni per l'allestimento di Aida di Giuseppe Verdi che il Maestro diresse nel giugno del 2002 all'Arena di Verona. Completano le novità espositive visibili nella Sala 15 del museo Zeffirelli, i tre costumi dedicati ai personaggi di Ping, Pang e Pong della Turandot di Puccini, ammirati nel giugno del 2010 all'Arena di Verona, anch'essi disegnati da Emi Wada.
Questi nuovi costumi si aggiungono ai cinque tuttora visibili nel museo e riferiti: a quello indossato da Maria Callas nel 1955 alla Scala di Milano per l'opera Il turco in Italia e disegnato da Zeffirelli (Sala 1); ai due costumi originali del Topkapi di Istanbul adoperati come campioni per la realizzazione dei costumi del Don Giovanni in scena alla Staatsoper di Vienna del 1972 (Sala 15); al costume disegnato e realizzato da Ermanno Scervino e indossato da Cher per il film Un tè con Mussolini  di Zeffirelli nel 1999 (Sala 17), e ai due costumi riferiti alla messa in scena di Turandot alla Royal Opera House di Muscat, in Oman, nel 2011: il primo (Sala 20) è quello di una guardia, il secondo (scalone d'accesso al museo) è dedicato a Turandot stessa, entrambi disegnati da Maurizio Millenotti.
Da fine gennaio, inoltre, riprendono le visite guidate gratuite ogni ultimo sabato  del mese.

Gennaio 2019

zef4
zef3
zef2
zeff1
calendariopirelli2
calendariopirelli1

40 scatti "cinematografici" per il Calendario Pirelli 2019

Un lungo racconto fotografico delle aspirazioni di quattro donne e del loro impegno per raggiungere i propri obiettivi, ognuna a inseguire sogni e passioni. È questo “Dreaming”, il Calendario Pirelli 2019 giunto alla sua quarantaseiesima edizione, scattato da Albert Watson ad aprile tra Miami e New York e presentato a Milano presso Pirelli HangarBicocca.Una sequenza di fotogrammi che narra le storie di personaggi interpretati da Gigi Hadid affiancata da Alexander Wang, Julia Garner, Misty Copeland con Calvin Royal III e Laetitia Casta insieme a Sergei Polunin. Quaranta scatti a colori e in bianco e nero in formato 16:9 ispirati dalla grande passione di Albert Watson per il cinema.

                                                            “Quando mi sono avvicinato a questo progetto – spiega Watson – volevo farlo in                                                                modo diverso dagli altri fotografi e mi sono chiesto quale fosse il modo migliore.                                                                Alla fine horicercato delle immagini che fossero qualitativamente                                                                                            pregevoli, avessero profondità e raccontassero delle storie. Volevo fare qualcosa                                                               di  più che non semplicemente ritrarre dellepersone, volevo far sembrare il tutto                                                                 più simile a dei ‘fermi immagine’ cinematografici. Vorrei che le persone,                                                                              guardando  il Calendario, capissero che il mio obiettivo era fare pura fotografia,                                                                  esplorare le donne che stavo fotografando e creare una situazione che proponesse                                                               una visione positiva delle donne di oggi”.

                                                           Lo stesso fotografo, raccontando il percorso che lo ha portato a realizzare il Calendario, parla dei propri sogni, dell’impegno e dei sacrifici che questi comportano: “Per realizzare un sogno bisogna lavorare sodo. Ho sempre seguito un percorso graduale raggiungendo un obiettivo alla volta senza voler salire subito in cima alla scala. Anche se a volte penso chequesta scala possa allungarsi all’infinito e il gradino più alto allontanarsi, credo valga sempre la pena porsi obiettivi e sogni ogni volta più ambiziosi”.“Ciascuna delle quattro donne – prosegue – ha un’individualità a sé stante, un suo specifico scopo nella vita e un proprio modo di fare le cose. E tutte sono concentrate sul loro futuro. Quindi, il tema di fondo è quello dei ‘sogni’, ma l’idea alla base dell’intero progetto è ilracconto attraverso quattro ‘piccoli film’”.

Ne è esempio il personaggio interpretato da Gigi Hadid. Separata da poco dal compagno, vive in solitudine in una torre di vetro e ha in Alexander Wang l’unico amico e confidente:“Penso ci sia un po’ di malinconia in queste immagini. Con il personaggio di Gigi Hadid volevo trasmettere la percezione di una donna che pensa al futuro, ma anche un senso disolitudine. La vediamo che pensa a dove andrà nella vita, a che cosa farà domani. Volevoche fosse molto più ‘minimalista’ delle altre donne che ho fotografato e dei loro ambienti”.

Julia Garner, infine, interpreta una giovane fotografa, amante della natura

e della solitudine.“Julia è un’attrice molto, molto esperta ed è stata capace

di entrare perfettamente nel suopersonaggio. Ha interpretato una fotografa

botanica, che sogna di realizzare mostre di successo. Abbiamo scattato in

un bellissimo giardino tropicale a Miami, che si è rivelato un posto

perfetto per lavorare”.Anche Misty Copeland, che nel Calendario ha come

partner Calvin Royal III, guarda alfuturo sognando di affermarsi nel mondo

della danza: “La ricerca del successo è la sua forzatrainante. Il personaggio

di Misty Copeland si mantiene danzando in un locale, ma allo stesso tempo ha

allestito un piccolo palcoscenico nel suo giardino dove si esercita a ballareper

diventare un’étoile, a volte con il suo fidanzato, interpretato, appunto, da Calvin Royal III”.

Laetitia Casta è una pittrice che vive in un monolocale-studio con il suo compagno, interpretato da Sergei Polunin. Entrambi sognano il successo: lei come artista, lui comeballerino. “La cosa interessante – racconta Watson – è che Laetitia, nel tempo libero della sua vita reale, si dedica alla scultura e crea oggetti d’arte. Una coincidenza favorevole che l’ha aiutata a entrare nel personaggio. Abbiamo deciso di scattare anche in esterni per dare alla scena una maggiore luminosità naturale. Miami e la sua tropicalità sono unacomponente essenziale del quadro”.

Dicembre 2018

calendariopirelli3
calendariopirelli4
mostratatoo
image-43
image-786

Tattoo. L'arte sulla pelle al Mao di Torino

Artisti contemporanei, tatuatori e tatuati, opere e personaggi del passato si mescolano e dialogano in un percorso suggestivo, che guida il pubblico in un viaggio e una riflessione sull’uso sociale, culturale e artistico del corpo.Nell’antichità il tatuaggio è visto come il marchio degli sconfitti, siano essi schiavi o malfattori, o rievoca la ferocia dei barbari come i Pitti e i Germani che premono minacciosi sui confini dell’Impero. Quest’aura di ribrezzo, estraneità e fascinazione nei confronti del tatuaggio viene evocata e ampliata nel Settecento, quando i navigatori europei che raggiunsero il sud-est Asiatico e l’Oceano Pacifico, entrano in contatto con popoli che suscitano sorpresa, ammirazione o disprezzo, perché praticano in maniera estensiva il tatuaggio. La stessa parola “tattoo” ha origine polinesiana (in italiano mediata dal francese tatouage) viene introdotta in occidente dal navigatore James Cook. Proprio l’incontro/scontro con queste lontane popolazioni costituisce un momento decisivo nell’elaborazione dell’immaginario nei confronti del tatuaggio e di una tessitura simbolica in cui precipitano insieme esotismo e costruzione culturale del “selvaggio”.La mostra, aperta fino al 3 marzo al Mao di Torino, ripropone alcuni passaggi cruciali in cui l’Occidente si nutre di rappresentazioni dell’altro, 
focalizzando l’attenzione su popoli che praticano in maniera estensiva il tatuaggio e che influenzeranno fortemente la cultura e l’arte contemporanea.Verranno presentate in mostra, grazie ai prestiti del museo delle Civiltà di Roma, strumenti collegati al tatuaggio 
provenienti dall’Asia e dall’Oceania, foto storiche scattate dal celebre fotografo Felice Beato nel Giappone degli anni ’60 dell’800 e fotografie, sempre storiche, dei Maori della Nuova Zelanda. A questo si aggiunge una selezione delle stampe del noto artista giapponese Kuniyoshi Utagawa che nel 1827 pubblica una serie di eroi popolari giapponesi noti come i 108 eroi suikoden, famosa per essere diventata un riferimento iconografico per i tatuaggi.
L’idea della irriducibile condizione selvaggia del tatuaggio sarà ripresa dal celebre studioso Cesare Lombroso che collega la condizione dei criminali tatuati del mondo occidentale con quella dei cosiddetti primitivi, collocando per la prima volta questa pratica nell’ambito scientifico. Disegni e oggetti provenienti dal museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e dal museo di Anatomia di Torino costituiranno parte integrante dell’esposizione nella quale il materiale storico e iconografico si sovrappone e dialoga con la cultura contemporanea del tatuaggio, profondamente influenzata sia dalle tecniche e dagli stili provenienti dall’Asia, sia dalle teorie lombrosiane.
Se il tatuaggio ha ormai da decenni raggiunto la piena accettazione nel mondo delle culture popolari – decisiva in tal senso la “moda” di imprimere indelebilmente sul proprio corpo immagini, segni, parole – aumentano quei protagonisti dell’arte contemporanea, linguaggio ben più elitario e criptico, che utilizzano il tatuaggio proprio come uno strumento espressivo che non discende solo dalla Performance ma incontra persino il concettuale.
Diversi gli esempi in tal senso: il fiammingo Wim Delvoye ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione e lasciati morire di vecchiaia; lo spagnolo Santiago Sierra ne fa un uso politico e trasgressivo; il messicano Dr. Lakra si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble hanno trattato temi legati al femminismo. Tra gli italiani, inoltre, le fotografie ritoccate e decorate da Plinio Martelli, le statue in marmo di Fabio Viale.Tra i tatuatori contemporanei sono state scelte immagini dei lavori di grandi professionisti noti proprio per il ruolo cruciale che hanno sulla scena contemporanea e la diffusione della cultura del tatuaggio, da Tin-Tin, a Filip Leu e a Horiyoshi III. Alle opere di questi influenti personaggi del mondo del tatuaggio, sono affiancati i lavori di altri tatuatori più o meno conosciuti al grande pubblico, sia italiani che stranieri, tra i quali Nicolai Lilin, Gabriele Donnini, Claudia De Sabe, che costituiscono una ristretta rappresentanza di una numerosa, notevole e mutevole comunità di lavoratori del settore.

Dicembre 2018

Chi sono io? Autoritratti, Identità, Reputazione
In mostra le opere di cinque fotografe italiane

Si inaugura il 1 dicembre  alla Fondazione Bevilacqua lamasa

a Venezia la mostra Chi sono io? Autoritratti, identità,

reputazione. Fotografie di Guia Besana, Silvia Camporesi,

Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni, Moira Ricci. Curata da

Maria Livia Brunelli, l'esposizione è organizzata dalla MLB

Maria Livia Brunelli home 
gallery in collaborazione con l'Istituzione Fondazione Bevilacqua

lamasa e Contrasto, che è anche l'editore del libro omonimo

firmato da Concita De Gregorio a cui l'esposizione, che resterà

aperta fino al 3 febbraio 2019, si ispira.

In mostra una cinquantina di fotografie di cinque affermate

fotografe italiane, con cui Concita De Gregorio ha a lungo conversato per il suo libro e che si muovono non solo nel campo dell'auto-rappresentazione.
"Nel cammino di studio, ricerca, selezione della fantastica galleria di autoritratti femminili, dalla fine dell'Ottocento alle giovani artiste che pubblicano oggi i loro lavori sui blog, mi sono fermata a parlare con cinque fotografe, a lungo. A tutte – Guia Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, 
Simona Ghizzoni, Moira Ricci – ho chiesto delle loro fotografie; hanno risposto raccontandomi la loro storia: la famiglia, la madre, l'infanzia, la solitudine e la paura, il corpo, il sesso, i figli. Il tempo, l'ossessione del tempo: assenza, presenza. Pieno e vuoto. Cercarsi, mancarsi. Incontrare, incontrarsi. 
L'autoritratto è la medicina al male di vivere. Il consenso è accidentale, irrilevante. Questo lavoro è iniziato così".
Ogni artista ha voluto esporre non solo alcune foto contenute nel libro di Concita De Gregorio sul tema dell'autoritratto, ma anche opere più recenti, o addirittura inedite. Si va dalle fotografie surreali e narrative sui temi dell'identità e della maternità di Guia Besana, ai primi autoritratti, accostati alle immagini piene di fascino di luoghi abbandonati, di Silvia Camporesi, fino alla nota serie degli affetti familiari e delle fotografie scattate nelle case abitate temporaneamente da Anna Di Prospero a New York. Per Simona Ghizzoni  l'autoritratto è una specie di terapia, un gesto sciamanico per conoscersi e liberarsi dalla paura di vivere, come si vede anche nelle ultime opere, presentate in mostra per la prima volta, mentre Moira Ricci riflette sulla sua incapacità di sentirsi della "dimensione giusta": nel video Custodia Domestica è piccolissima, mentre diventa grande e ingombrante, ma invisibile 
per le altre persone, nella grande fotografia A Lidiput.

Novembre 2018
 

{
{
{
{

Rassegna antologica di Carlo Carrà

al Palazzo Reale di Milano
A Palazzo Reale di Milano sino al 3 febbraio si può ammirare una straordinaria mostra dedicata a Carlo Carrà (1881 – 1966), uno dei più grandi maestri del Novecento, protagonista fondamentale dell’arte italiana e della pittura moderna europea, che ha lasciato un segno indelebile con uno stile che è rimasto vitale in tutta la sua produzione artistica. Si tratta della più ampia e importante rassegna antologica mai realizzata su Carrà, un’occasione irripetibile che vede riunite circa 130 opere, concesse in prestito dalle più importanti collezioni italiane e internazionali, pubbliche e private. Promossa dal Comune di Milano-Cultura realizzata in collaborazione conPalazzo Reale e Civita Mostre, la mostra curata da Maria Cristina Bandera, esperta di Carrà e direttrice scientifica della Fondazione Roberto Longhi di Firenze, con la collaborazione di Luca Carrà, nipote del maestro, fotografo e responsabile dell’archivio di Carlo Carrà, fa parte del palinsesto Novecento Italiano ideato dall’Assessorato alla Cultura per l'intero 2018 e dedicato a tutte le espressioni artistiche e culturali che hanno animato il secolo appena trascorso, nel nostro Paese. L’esposizione arriva al pubblico a trent’anni dall’ultima rassegna dedicatagli dal Comune di Milano (1987) e cinquantasei anni da quella che – Carrà ancora in vita – si svolse nel 1962, sotto la presidenza di Roberto Longhi, entrambe realizzate proprio a Palazzo Reale.
Obiettivo della nuova esposizione è ricostruire l’intero percorso artistico del maestro attraverso le sue opere più significative dalle iniziali prove divisioniste, ai grandi capolavori che ne fanno uno dei maggiori esponenti e battistrada del futurismo e della metafisica, ai dipinti ascrivibili ai cosiddetti ‘valori plastici’, ai paesaggi e alle nature morte che attestano il suo ritorno alla realtà a partire dagli anni venti, con una scelta tematica che lo vedrà attivo sino alla fine dei suoi anni, non senza trascurare le grandi composizioni di figura, soprattutto degli anni trenta, il decennio a cui risalgono anche gli affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano, documentati in mostra dai grandi cartoni preparatori. La mostra presenta un corpus di più di 130 opere concesse da alcune delle più grandi collezioni del mondo come quelle dello State Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca, dell’Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra, della Kunsthaus di Zurigo, della Yale University Art Gallery, della Národní galerie di Praga, del Museum of Fine Arts di Budapest e dai Musei Vaticani e da prestiti di numerosi musei italiani, tra cui la Pinacoteca di Brera, il MART di Rovereto, il museo del Novecento di Milano, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, oltre a molte collezioni private, così da ricostruire la fitta trama di affinità intellettuali e di rapporti d’elezione che legò Carlo Carra ai suoi collezionisti e amici del tempo. Fu, infatti, artista irrequieto, persona dai viaggi significativi che lo portarono già giovanissimo a Parigi e poi a Londra, e di importanti incontri internazionali da Apollinaire a Picasso, oltre che uomo di grandi aperture culturali e di letture  che lo spinsero a svolgere un’attività critica sulle riviste più importanti e di tendenza del tempo, “La Voce”, “Lacerba” 
e soprattutto “L’Ambrosiano”. Infine la mostra non intende proporre solo la produzione artistica di Carrà, ma anche i tratti e i momenti più significativi di quella che lui stesso definisce “una vita appassionata”. Sarà pertanto corredata da documenti, fotografie, lettere e numerosi filmati che testimoniano l’intensa vita di Carlo Carrà, di cui in prima persona ci dà conto nelle pagine de La mia vita, l’autobiografia che ha scritto nel 1942. Infatti, la mostra presenta in assoluta anteprima un filmato inedito del 1952, per la regia di Piero Portaluppi, riscoperto e valorizzato grazie ad un progetto di ricerca di Andrea Scapolan, che ne ha seguito il restauro realizzato da CSC – Cineteca Nazionale, che documenta la vita di Carrà attraverso le parole di Roberto Longhi. Tutti i visitatori avranno a disposizione un’audioguida che li accompagnerà nelle varie sezioni con un racconto accessibile e coinvolgente, sonorizzato dalle musiche da camera di Alfredo Casella, amico di Carrà.

Novembre 2018

Storie d'amore e di abbandono nel nuovo libro di Magda Mangano

"E se ti guardo...vedo farfalle" è il titolo del nuovo libro di Magda Mangano,

giovane scrittrice siciliana che ha già al suo attivo riconoscimenti

di grande prestigio. Diciotto racconti dove si narrano le dinamiche

dell'amore che sta finendo e la malinconia
che lascia quello già finito, che fatica ad abbandonare i pensieri e

la memoria di chi è stato abbandonato. Che vada via con rabbia,

con dolcezza, con rassegnazione, il dolore in chi resta è sempre lo stesso,

fino a quando un gesto inaspettato, un dono del destino, ti ricorda che

la vita va avanti e ha ancora tanto di buono da riservarti.
"Il disco aveva cominciato a girare, la lama graffiava nei suoi perfetti

centri concentrici, il jazz cominciavacome una melodia soffusa.

Mi avevi abbracciato, la stanza era ricoperta

di cuscini e il letto ospitava due perfetti piattini di ceramica con una

candela accesa al centro. Era l'ultimo atto del nostro amore, gli ultimi

passi della nostra personalissima storia, e io ancora non lo sapevo..."
Magda Mangano è una giovane scrittrice messinese con un master

in Drammaturgia e Sceneggiatura dell'Accademia
d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico". Ha iniziato la sua carriera

di sceneggiatrice per alcune produzioni televisive
italiane, fra cui L'allieva e L'allieva2. Nel 2014 pubblica I colori della mia notte. Una biografia romanzata di Diane Arbus che si classica primo in Sicilia al premio Rai "La Giara" 2013 e supera le selezioni del talent per giovani scrittori "Masterpiece" prodotto da Rai 3. E se ti vedo... vedo farfalle è la sua seconda pubblicazione, 98 pagine edito da Officina Ensemble.

Ottobre 2018

{

Camera Pop. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co

La mostra “CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co” ripercorre la storia della trasformazione del documento, fotografico nello specifico, in opera d’arte, giunta al culmine negli anni ’60. Fino al 13 gennaio a CAMERA – Centro Italiano per la fotografia saranno esposte oltre 120 opere tra quadri, fotografie, collages, grafiche, che illustrano la varietà e la straordinaria vivacità di questa grande vicenda. La mostra, curata da Walter Guadagnini – direttore di CAMERA e grande esperto di Pop Art – si inserisce, afferma il Presidente Emanuele Chieli “nella linea di grandi mostre che caratterizza l’attività di CAMERA, filone che vanta precedenti di successo, come le rassegne ‘L’Italia di Magnum’ (2016) e ‘Arrivano i Paparazzi!’ (2017). Mostre che intendono indagare un momento storico attraverso un movimento o uno stile fotografico, illuminando contemporaneamente l’aspetto artistico e quello sociale”.

La Pop Art è stata un fenomeno mondiale, esploso negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Europa, e diffusosi rapidamente anche nel resto del mondo “che ha rivoluzionato – è l’opinione di Walter Guadagnini, che è forse il maggior studioso italiano della Pop – il rapporto tra creazione artistica e società, registrando l’attualità in modo neutro, fotografico, adottando gli stessi modelli della comunicazione di massa per la realizzazione di opere d’arte. In questo senso, la fotografia è stata, per gli artisti Pop, non solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio strumento di lavoro, una parte essenziale della loro ricerca”.

Allo stesso tempo, l’affermazione della cultura Pop ha liberato energie sorprendenti anche all’interno del mondo dei fotografi, che si sono misurati direttamente non solo con il panorama visivo contemporaneo, ma anche con le logiche della trasformazione del documento in opera d’arte.
Tra i protagonisti presenti in mostra, oltre a quelli già ricordati, si possono citare gli americani Robert Rauschenberg, Jim Dine, Ed Ruscha, Joe Goode, Ray Johnson, Rosalyn Drexler; gli inglesi Peter Blake, Allen Jones, Joe Tilson, David Hockney, Gerald Laing, Derek Boshier; i tedeschi Sigmar Polke, Wolf Vostell; gli italiani Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Franco Angeli, Umberto Bignardi, Gianni Bertini, Claudio Cintoli, Sebastiano Vassalli e tanti altri.
Tra i fotografi, si sottolinea la presenza di Ugo Mulas – cui viene dedicata un’intera sala, dove verranno esposte le serie realizzate negli Stati Uniti e quella della Biennale di Venezia del 1964 – e di Tony Evans, fotografo dei protagonisti della Swinging London dei primissimi anni Sessanta.
La mostra si avvale di prestiti provenienti da istituzioni italiane e straniere, da collezioni e fondazioni private, in un impegno 
che sarà il maggiore in termini organizzativi affrontato da CAMERA dalla sua nascita ad oggi.

Ottobre 2018

mostrapopart2
mostrapopart1

Due fotografie d'autore presenti alla mostra aperta al pubblico

fino al 13 gennaio

{

Omaggio al maestro belga del surrealismo René Magritte

con la mostra al museo di Lugano

Il museo d’arte della Svizzera italiana rende omaggio al maestro belga del surrealismo René Magritte con la mostra "Magritte. La Ligne de vie". Attraverso un’eccezionale selezione di opere, l’esposizione  visitabile fino al 6 gennaio ripercorre tutta la carriera dell’artista, dagli esordi fino ai più celebri dipinti della maturità.Il percorso espositivo annovera più di novanta opere e si apre con le creazioni dei primi anni Venti. Benché si tratti di dipinti ancora lontani dagli esiti più conosciuti, è già evidente il desiderio di Magritte di allontanarsi dalle convenzioni e di rappresentare il mondo e gli oggetti sotto una luce nuova. Alcuni lavori in #mostra, raramente esposti al pubblico, evidenziano l’infatuazione giovanile dell’artista per il futurismo italiano di cui condivide lo spirito irriverente. È tuttavia la metafisica di De Chirico a offrire a Magritte lo spunto decisivo per la definizione della propria poetica: in mostra è presentato un eccezionale confronto fra un capolavoro di De Chirico, Les plaisirs du poète (1912), 
e La traversée difficile (1926) di Magritte.
Segue un’ampia selezione di lavori realizzati fra gli anni Venti e Trenta in cui si definiscono progressivamente i temi prediletti dell’artista.  
Il percorso espositivo documenta inoltre alcune divagazioni del maestro belga dal suo inconfondibile stile, i periodi “Renoir” – durante il quale impiega una tecnica ispirata all’impressionismo – e “vache”, ovvero brutto: una serie di opere realizzate nel 1948 con colori sgargianti e pennellate molto libere che fanno ironicamente il verso al fauvismo. Completano l’esposizione documenti, fotografie e una serie di affiches che illustrano l’aspetto commerciale dell’opera dell’artista, 
oltre alla proiezione di film da lui realizzati alla fine degli anni Cinquanta.

Settembre 2018

{
LOCANDINACOMUNICATOSTAMPAVENEZIA

"I know my Chichens", a Venezia la personale di Francesca Falli
Nella splendida cornice di Palazzo Albrizzi Capello a Venezia, è stata inaugurata la personale dell’artista aquilana Francesca Falli dal titolo “I know my Chichens”. La mostra è visitabile in concomitanza con la rassegna del Padiglione Nazionale Guatemala presente alla 16° Biennale Architettura di Venezia.Dopo i successi dei suoi “Polli” in Italia e all’estero, arriva a Venezia l’esposizione di 12 opere su diversi materiali: Specchi, alluminio, tela, legno. Francesca Falli lavora da sempre nel capo artistico, ha frequentato l’Istituto d’Arte, L’Istituto Europeo di Design a Roma e l’Accademia di Belle Arti. Le sue opere sono esposte in alcuni musei di arte contemporanea. Ha ricevuto premi e riconoscimenti sia in Italia che all’estero. È socia del Centro Interdisciplinare sul Paesaggio Contemporaneo. Ha esposto i suoi “Pollage” nella sezione grandi Gallerie nelle principali Fiere di arte contemporanea italiana accanto alle opere Warhol, Festa, Angeli e Schifano. Sfrutta nelle sue opere l’esperienza di grafico come comunicazione, in questi ultimi anni ha lavorato sul tema del caos mentale provocato dal sisma che nel 2009 ha colpito la sua città, in questi ultimi mesi la sua produzione si è arricchita di un nuovo tema: L’ignoranza artistica, tutti dipingono, tutti si sentono artisti, tutti vogliono esprimersi con l’arte pittorica ma molti non conoscono ne studiano la storia dell’arte ed ecco qua che troviamo dei riferimenti, delle prese in giro rivolte ai finti artisti ed è proprio da questi ultimi che nasce l’idea provocatoria  delle opere della Falli che nei titoli e  nelle composizioni si ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte. “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Pool _Gauguin” sono le ultime ispirazioni.

Agosto 2018

Eleganza e classe: Audrey Hepburn e la "sua DS"

Tra i tanti personaggi celebri che scelsero la Ds come auto personale non poteva mancare qualcuno capace di marcare profondamente lo stile e le mode del ‘900, grazie ad una classe e un’eleganza divenute proverbiali: Audrey Hepburn. L’attrice britannica acquistò la sua Ds19 a Roma, presso la filiale italiana di Citroën, nel 1962. Nella foto (scattata da Ezio Vitale) è a bordo della sua vettura, a Taormina, in compagnia di Antony Perkins, entrambi presenti nella città siciliana per il locale Film Festival.
Tra i modelli disponibili, Audrey Hepburn scelse quello che forse meglio si adattava allo stile di molti dei personaggi che portò sul grande schermo: una Ds19 in allestimento Prestige, rigorosamente nera, su cui fece installare una speciale autoradio i cui comandi erano azionabili comodamente dai posti posteriori.Complice della scelta, fu probabilmente lo stilista Hubert de Givenchy, che fu a sua volta uno dei primi acquirenti della Ds19, oltre che creatore dei celebri abiti indossati dall’attrice sulle scene dei suoi film e anche del suo personale guardaroba.L’anno successivo, il 1963, vide ancora Audrey Hepburn sul sedile posteriore di una Ds19: era una delle vetture protagoniste del celebre film Sciarada. Accanto a lei era seduto Cary Grant, anch’egli vittima del fascino della DS… ma questa è un’altra storia!

Luglio 2018

{
Mostra1Mostra2Mostra3Mostra4Mostra5Mostra6Mostra7

A Matera in mostra l'alta moda che profuma d'incenso

“Madonne Lucane. Vestiti che profumano di incenso” è il titolo della mostra allestita nella chiesa consacrata del Purgatorio a Matera che ha visto, con l’installazione di 30 outfits di Alta Moda, lo stilista Michele Miglionico raccontare attraverso un percorso eclettico e suggestivo il suo omaggio al culto mariano in Basilicata.

Il percorso espositivo della mostra si articola attraverso 2 sezioni: le Madonne venerate e le donne in processione. Nella prima sono esposti abiti da sera ispirati alle varie Madonne venerate sul territorio della Basilicata come la Madonna del Carmine, la Madonna portata in trionfo vestita completamente di oro donato come ex-voto, la madonna della Bruna , patrona di Matera. Nell’altra le donne che seguono la processione tutte vestite di nero, con il rosario in mano come vuole la tradizione popolare

Vengono cosi esplorate le molteplici sfaccettature della sacralità della tradizione popolare di questo territorio enfatizzandone la potente valenza simbolica. ed al tempo stesso celebrare il savoir-faire dell’alta moda italiana.

Michele Miglionico chiude il cerchio di questa collezione tornando dove tutto è idealmente iniziato, cioè a Matera narrando con questo evento una storia che racconta di una femminilità composta, consapevole ispirata da un momento storico di grande fermento ma di altrettanta difficoltà come il dopo guerra vissuto nel sud Italia.

Questa esposizione è stata organizzata dall’associazione culturale Officine della Cultura in collaborazione con la Confraternita “I Pastori della Bruna” di Matera (antica corporazione sorta nel 1697) nella persona del Priore Prof. Emanuele Calculli e la Publimusic.com.

Giugno 2018

Sarà Fiat Heritage lo sponsor

della prima edizione di Archivissima a Torino

Istituzioni culturali e aziende storiche della città di Torino si ritroveranno dal 6 all'8 giugno nella prima edizione di Archivissima, il festival internazionale degli archivi con un programma di eventi a ingresso libero ospitati in decine di sedi. Sponsor della manifestazione sarà Fca Heritage, il dipartimento che tutela la storia dei brand italianidel gruppoFiat. 

Il Centro Storico Fiat di via Chiabrera, 20 ospiterà la  mostra "Dietro la pubblicità" offrendo la possibilità al grande pubblico di conoscere da vicino alcuni preziosi bozzetti appartenenti alla collezione del Museo e per la prima volta digitalizzati. Saranno quindi esposte opere d'arte prevalentemente inedite di autori come Sironi, Romano, Codognato, Riccobaldi, Dudovich - svelati su riproduzioni e in parte anche in originale -  che testimoniano le tecniche, i ripensamenti, la ricerca di un linguaggio capace di raccontare, lungo l'arco del Novecento, l'azienda e i suoi prodotti: automobili, camion, trattori, idrovolanti, treni.

In occasione della terza edizione de La notte degli archivi, la sera dell'8, a partire dalle 20.30, il Centro Storico Fiat ospiterà il reading di un racconto ispirato dai propri materiali d'archivio a cura dello scrittore Stefano Trinchero. E a seguire il flashmob "Torino - Detroit e ritorno. Gli albori del fordismo alla Fiat" dei ragazzi del Liceo Coreutico Germana Erba e una breve tavola rotonda. Il Centro Storico Fiat ha sede nella palazzina che ospitò il primo ampliamento, risalente al 1907, delle officine di corso Dante dove nacque la Fabbrica Italiana Automobili Torino. Nel 1963 vi fu inaugurata un'esposizione permanente che racconta la nascita e lo sviluppo tecnologico, sociale ed economico della e la sede è stata ampliata e arricchita nel 2011 per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Grazie a una ricchissima collezione di automobili, cimeli, modellini, manifesti pubblicitari, e a un enorme patrimonio documentale, è possibile così ripercorre le tappe cruciali della storia dell'azienda. E attraverso la ricostruzione di alcuni ambienti negli stabilimenti- simbolo di Fiat si percepiscono i cambiamenti dei metodi produttivi: dagli albori della lavorazione "artigianale" della prima officina di corso Dante alla catena di montaggio presente a Mirafiori negli anni Cinquanta, fino alla riproduzione dell'ufficio di Dante Giacosa, il progettista di modelli iconici come Topolino, 600 e 500: le vetture che hanno motorizzato l'Italia.

Giugno 2018

{

Sei mesi con Modigliani alla Reggia di Caserta

Amedeo Modigliani come non si è mai visto. Accadrà per quasi sei mesi alla Reggia di Caserta, nella cosiddetta area dell’ex Aeronautica.
Da venerdì 4 maggio fino al 31 ottobre infatti “andrà in scena” – è il caso di scrivere – Modigliani Opera, vero e proprio viaggio multisensoriale che, 
grazie all’ausilio dell’alta tecnologia, immerge il visitatore in una narrazione di suggestioni visive e sonore della vita e del contesto storico 
artistico di un artista protagonista di una delle pagine salienti della storia dell’arte europea nei decenni della Belle Époque.
La Fondazione Amedeo Modigliani, in collaborazione con ETT e Space, propone un percorso articolato in quattro sale, un laboratorio didattico, 
una sala con visori VR, una con ologrammi in 4K e un ultimo ambiente da cui si accede a un’arena con schermo a 360° dove viene proiettato un docu-film immersivo della vita e delle opere di Amedeo Modigliani.
L’exhibitionModigliani Opera vuole porsi nel panorama degli allestimenti temporanei ed itineranti, delle mostre emozionali dove è forte la connotazione spettacolare data da grandi proiezioni delle opere. Parlare di spettacolo multimediale in senso etimologico definisce gli obiettivi di questo percorso ideato per rappresentare Modigliani e la sua Opera: l’utilizzo di molteplici mezzi e piani di comunicazione per veicolare il racconto della sua vita, il tutto reso sinergico dall’impegno delle tecnologie, con gli effetti e le peculiarità da esse espresse.

Maggio 2018

{
{
{
{
{
{
{

"Perfumum. I profumi della storia"

a Palazzo Madama di Torino

Un racconto sull’evoluzione e la pluralità dei significati del profumo dall’Antichità greca e romana al Novecento, 
visto attraverso più di duecento oggetti esposti, tra oreficerie, vetri, porcellane, affiches e trattati scientifici.
E' questa "Perfumum. I profumi della Storia", aperta fino al 21 maggio a Palazzo Madama a Torino. L’esposizione, curata da Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama, e allestita in Sala Atelier, presenta oggetti appartenenti 
alle collezioni di Palazzo Madama e numerosi prestiti provenienti da musei e istituzioni torinesi, come il MAO museo d’Arte Orientale, il museo Egizio, il museo di Antichità, la Biblioteca Nazionale, la Biblioteca Guareschi del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco. 
Importante anche il contributo di realtà nazionali come il museo Nazionale del Bargello, Gallerie degli Uffizi, il museo Bardini e la Galleria Mozzi Bardini di Firenze e il museo di Sant’Agostino di Genova. 
Fondamentale è stata inoltre la collaborazione con il Musée International de la Parfumerie di Grasse (Francia) che, insieme ad una preziosa selezione di opere, ha messo a disposizione gli apparati multimediali sulle tecniche della profumeria. Infine, il contributo di molti collezionisti privati ha permesso di radunare un’ampia selezione di flaconi del Novecento. A completamento della mostra, l’Associazione culturale torinese Per Fumum, fondata da Roberta Conzato e Roberto Drago, organizza una rassegna di incontri internazionali sulla cultura dell’olfatto rivolta a tutto il mondo degli appassionati della profumeria. 
Dalla presentazione di profumi storici dell’Osmothèque di Versailles, all’incontro con creatori di profumi riconosciuti a livello internazionale, fino ad appuntamenti legati al mondo food & beverage. 

​Aprile 2018

{
{
{
{
{

Una CB1000R Honda al Museo

accanto ai capolavori di Monet

Accanto ai capolavori di Claude Monet - sessanta opere tra le più care al grande artista francese - protagonisti della spettacolare mostra al Complesso del Vittoriano a Roma fino al 3 giugno, c’è un’opera inedita. E’ un esemplare unico della nuova performance naked, modello di punta dell’innovativa gamma Neo Sports Café, roadster in cui la totale reinterpretazione delle linee classiche si riflettono nella purezza degli elementi estetici e tecnici della moto.

Honda Motor Europe Ltd. Italia, divisioni Auto e Moto, è infatti mobility partner della grande retrospettiva organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet, Paris.

Così gli spettatori della mostra su Monet potranno non solo assistere ma essere protagonisti di questo inconsueto incontro tra arte e design. La Honda CB1000R con la speciale livrea ispirata ai dipinti di Monet, infatti, sarà a disposizione di chi vorrà scattare un selfi artistico da pubblicare sui propri profili social network (Facebook, Instagram, Twitter) con l’hashtag #CB1000Rart.

Ogni mese, da marzo a giugno, le 20 foto ritenute più ‘artistiche’ da una speciale giuria Honda, saranno pubblicate* sul profilo ufficiale Facebook Honda Moto che vanta oltre 1,3 mln di fan.

Marzo 2018

{
{

Arte & Cultura 2018

{

Brunello Cucinelli restaura

il teatro Morlacchi di Perugia

Brunello Cucinelli, che da anni cura beni spirituali e materiali concreti a favore dei valori dell’uomo, della storia e dell’arte, con particolare attenzione al territorio, aggiunge oggi alla sua azione verso la cultura nella città di Perugia, il suo sostegno al restauro conservativo del Teatro Morlacchi, maggiore teatro e simbolo della diffusione delle Arti nel tessuto cittadino sin dalla fine del Settecento. Una testimonianza di quella cultura che ha visto nel tempo le genti umbre distinguersi nelle arti liberali così come nella musica, nella danza, nella prosa. 
Il Teatro Morlacchi, realizzato tra il 1778 e il 1780 dall’architetto perugino Alessio Lorenzin per volere della borghesia cittadina, che aveva deciso di costruire un proprio teatro in aggiunta al Teatro del Pavone, appartenente alla Nobiltà, ebbe inizialmente il nome di Teatro Civico del Verzaro e solo dopo il 1874, a seguito della ristrutturazione che gli dette la forma attuale, fu intitolato al musicista perugino Francesco Morlacchi. Negli anni ’50 del 1900 fu ceduto 
al Comune di Perugia che finanziò i lavori di restauro, ed attualmente ospita circa ottantamila spettatori a stagione.

Gennaio 2018

La storia della moda in mostra a Parigi
35 pezzi iconici del couturier Azzedine Alaia

Una mostra che è la storia della moda quella che si è aperta  al 18 rue de la Verrerie a Parigi. Una selezione di 35 pezzi iconici del couturier, Azzedine Alaia, recentemente scomparso, visitabile fino al 10 giugno.
Azzedine Alaia visse e lavorò a questo indirizzo, e desiderava che diventasse la sede della sua Fondazione, dove il suo lavoro e il lavoro di molti altri talenti raccolti durante la sua vita sarebbero stati archiviati in modo sicuro e disponibili per ricerche e consultazioni.
La mostra inaugurale Azzedine Alaia “Je suis couturier” prende il titolo da una delle famose citazioni di Mr Alaia: ”Non sono un designer, sono un couturier”.
Le opere di Azzedine Alaia sono state selezionate da Olivier Saillard. Il signor Saillard e il sig. Alaia hanno lavorato insieme nel 2013 per la prima esposizione del lavoro di Alaia a Parigi al Palais Galliera.

Dal suo arrivo a Parigi, Azzedine Alaïa ha meticolosamente e accuratamente conservato ogni sua collezione di Haute Couture e prêt-à-porter.Avere a disposizione il suo incontaminato lavoro, creato dalla sua stessa mano nel suo studio personale, è, per le generazioni future, un’impareggiabile conoscenza del suo percorso attraverso il tempo.

Tutti gli abiti del couturier sono senza precedenti, sono gli eredi di una nobile storia della moda.

Monsieur AlaÏa ha dimostrato di essere un grande collezionista, costruendo un importante archivio di documenti e pezzi storici. Non ha mai smesso di acquistare abiti, costumi e pezzi unici, formando una collezione storica, emblematica e singolare. Il desiderio più risoluto di Monsieur Alaïa era quello di trasformare il suo archivio in un’associazione che protegga e continui a sostenere le sue opere, così come quelle che una volta lui stesso promosse e collezionò.

L’associazione difenderà, quindi, la memoria del couturier conservando i suoi 60 anni di lavoro e organizzando mostre che riflettono la natura, bella e senza tempo, delle sue opere e delle collezioni personali, accompagnate da pubblicazioni e borse di studio.

Gennaio 2018

{
{

"Night Fever", la prima mostra sulla storia

del design e della cultura delle discoteche

Nightclub e discoteche sono epicentri della cultura pop. Luoghi in cui, dagli anni Sessanta, si è radunata l’avanguardia per mettere in discussione le norme sociali ed esplorare diversi livelli del reale. Molti club erano opere d’arte globali in cui si fondevano architettura d’interni e design di mobili, grafica e arte, luce e musica, 
moda e performance. "Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today" è la prima mostra (17 marzo-9 settembre) completa sulla storia del design e della cultura del nightclub. Gli esempi vanno dalle discoteche italiane degli anni Sessanta, realizzate da esponenti del Radical design, al leggendario Studio 54, frequentato abitualmente da Andy Warhol – dal Palladium di New York, progettato da Arata Isozaki, fino ai concept di OMA per un nuovo Ministry of Sound a Londra. Oltre a mobili, modelle e moda, la mostra comprende rari documenti cinematografici, esempi musicali, graphic design e posizioni contemporanee di artisti e fotografi come Mark Leckey, Chen Wei o Musa N. Nxumalo. Completata da estese installazioni con musica ed effetti luminosi, "Night Fever" rapisce il visitatore in un affascinante viaggio attraverso subculture e mondi glamour.
La mostra inizia con le discoteche degli anni Sessanta, che per la prima volta offrirono spazi per sperimentare 
con architettura di interni, nuovi media e stili di vita alternativi. Vi sono i luoghi della subcultura newyorchese, 
quali l’Electric Circus (1967), progettato dall’architetto Charles Forberg e dal famoso studio Chermayeff & Geismar. 
Con il suo carattere multidisciplinare, esso influenzò anche i club europei, tra cui lo Space Electronic a Firenze (1969), concepito dal collettivo Gruppo 9999 e tra le tante discoteche nate dalla collaborazione con architetti del Radical design italiano. Tra questi si annoverava anche il Piper (1966) di Torino, lo spazio multifunzionale concepito da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso, che con i suoi mobili modulari non solo faceva ballare, ma si prestava ottimamente anche per concerti, happening e teatro sperimentale. Il Bamba Issa (1969), una discoteca toscana sulla spiaggia di Forte dei Marmi ideata dal Gruppo UFO, era essa stessa un art theater: qui tutto l’interior fungeva da palcoscenico. Nei tre anni di esistenza, ogni estate veniva trasformata secondo un nuovo tema.
Negli anni Settanta, con l’ascesa del movimento disco, la cultura dei club ebbe nuovo impulso. La disco music diventò un genere a se´ stante, il dancefloor offriva un palcoscenico per performance individuali e collettive, creatori di moda come Stephen Burrows o Halston fornivano gli outfit giusti per uno stile sfavillante. Lo Studio 54, aperto a New York da Ian Schrager e Steve Rubell nel 1977 e con gli arredi firmati dall’architetto Scott Romley e dall’interior designer Ron Doud, divenne un luogo d’incontro molto amato dagli idoli del culto delle celebrità, 
allora ai primordi. Soltanto due anni dopo, il film "Saturday Night Fever" segnò il culmine della commercializzazione del movimento disco.  I contromovimenti come il Disco Demolition Night di Chicago (1979) diedero voce a tendenze reazionarie, in parte caratterizzate da omofobia e razzismo. 

Febbraio 2018

{
{
{

Marie Antoniette: i costumi

di una regina da Oscar

Il Museo di Tessuto di Prato presenta per la prima volta al pubblico un’accurata selezione di costumi femminili e maschili ideati da Milena Canonero per il film Marie Antoinette (2006) diretto dalla regista americana Sofia Coppola.
Marie Antoinette. I costumi di una regina da oscar, questo il titolo della mostra, visitabile fino al 27 maggio, è organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con la Sartoria The One, la più giovane sartoria cinematografica e teatrale di Roma che custodisce un vastissimo patrimonio di abiti che raccontano la storia dello spettacolo televisivo, teatrale e cinematografico italiano e straniero.
I costumi del film, ritenuti dalla critica frutto della migliore reinterpretazione cinematografica 
mai realizzata dell’abbigliamento del XVIII secolo, sono straordinaria opera della costumista 
di fama mondiale Milena Canonero, che nel 2007 ha ricevuto il Premio Oscar per questa produzione.

Febbraio 2018

Guttuso e i 50 anni del ‘68

in una mostra alla Gam di Torino

Cinquant’anni dal ’68 e cento dalla Rivoluzione di Ottobre saranno ricordati a Torino da una grande mostra dedicata a Renato Guttuso.

Ospitata alla Gam (Galleria d’arte moderna) “Renato Guttuso, l’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ‘68” racconterà, fino al 24 giugno, attraverso le opere del grande artista siciliano il rapporto tra politica e cultura. Sono esposte sessanta opere provenienti da importanti musei e collezioni private di tutta Europa, scelte principalmente fra tele di soggetto politico e civile dipinte tra la fine degli anni ’30 e la fine degli anni ’70. Curata da Pier Giovanni Castagnoli, con la collaborazione degli Archivi Guttuso, la mostra, vuole porre l’accento sul rapporto tra politica e cultura, mostrando alcune delle sue tele maggiori di soggetto politico e civile.

Presenti “I funerali di Togliatti” e la “Fucilazione in campagna”ispirato alla fucilazione di Federico Garcia Lorca, “Vietnam” e i disegni del “ Gott mit uns” con la condanna del nazismo nonché “La Marsigliese contadina”, “ Lotta dei minatori francesi” e alcune opere non legate strettamente al tema della mostra. A 21 anni dalla morte dell’artista, su cui è scivolato un certo silenzio, è un’importante occasione per riscoprirne tensione morale e civile, passione politica, ricchezza di colori e vitalità che ne hanno caratterizzato il lungo percorso di vita.

Marzo 2018

{

Arte & Cultura 2017

 

Energy Free Tree, l'albero di Natale creato con materiali di scarto

In questi giorni davanti all’ingresso di Museion di Bolzano sul lato via Dante sorge un’imponente impalcatura: non si tratta di lavori di manutenzione, ma di allestimento di un’opera d’arte, più precisamente di Energy Free Tree, un originale albero che l’artista Gianni Pettena (Bolzano, 1940) ha ideato per questo Natale a Museion. L’albero sarà alto più di otto metri e realizzato interamente con materiali di scarto, come tubi di scappamento provenienti da automobili e automezzi. 
L’opera sarà collocata davanti all’ingresso di Museion e verrà inaugurata ufficialmente giovedì 23 novembre alle ore 19.30, in coincidenza con l’apertura dei mercatini di Natale. “Con Energy Free Tree elementi di scarto tornano in vita per celebrare quel periodo dell’anno che anche nel mondo pagano è considerato di rinascita. Per poter essere utilizzati, i tubi di scappamento sono stati sottoposti ad un particolare processo 
di pulitura – in questo senso, la realizzazione dell’opera è stata possibile grazie al supporto del gruppo Santini Spa e alla collaborazione con l’Azienda di Soggiorno di Bolzano, di cui siamo molto felici” - commenta Letizia Ragaglia, direttrice di Museion. L’albero rimarrà esposto fino all'otto gennaio 2018.

Novembre 2017

{
{

 

 

 

 

 

 

 

 

Le opere dei maestri della fotografia

in "My name is style" 

29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (via San Vittore 13) ospita, dal 18 novembre al 10 febbraio, la mostra MY NAME IS STYLE, con le opere di cinque maestri della fotografia: Gian Paolo Barbieri, Lucien Clergue, Greg Gorman, William Klein, Amedeo Turello.
Trenta opere dei cinque maestri della fotografia internazionale raccontano l’essenza dello stile attraverso la propria inconfondibile espressione artistica. La rassegna inaugura il format che 29 ARTS IN PROGRESS gallery proporrà annualmente in occasione del Photo Vogue Festival.

Novembre 2017

{

Le eleganze del Settecento

al Museo del Tessuto di Prato

Dal 14 novembre, a sei mesi dall’inaugurazione, il percorso espositivo della mostra Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo si rinnova con una nuova esposizione di oggetti. Gli abiti provenienti dal Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi e i tessuti del Museo Studio del Tessuto della Fondazione A. Ratti di Como verranno sostituiti da altrettanti splendidi esemplari. Si tratta, infatti, di una rotazione finalizzata al mantenimento del buono stato di conservazione dei tessili, considerata la lunga apertura al pubblico della mostra (fino al 29 aprile 2018).
Per quanto riguarda l’abbigliamento femminile una nuova robe à la française e una nuova robe en chemise andranno a sostituire i modelli attualmente esposti.
Il primo è uno splendido esempio del costume settecentesco per eccellenza, la robe à la française, foggia che si diffuse dopo il 1715 e che, dalla seconda metà del secolo, s’impose come abito ufficiale delle corti europee. Un abito “architettonicamente” strutturato, a partire dalla circonferenza complessiva di oltre tre metri ottenuta grazie a sotto gonna rigidi chiamati paniers. Questo abito è stato sopposto ad un laborioso intervento di restauro, curato dal Museo del Tessuto stesso tramite il consorzio Tela di Penelope, 
con azioni di pulitura, rimozioni di interventi pregressi non più idonei, consolidamento di lacune e messa in forma per l’esposizione.

Novembre 2017

 

 

{

I serpenti di Bulgari

in mostra  a Tokyo

A Tokyo è stata presentata un’anteprima esclusiva della mostra SerpentiForm in concomitanza con la cerimonia degli Aurora Awards. Dopo il successo riscosso a Singapore presso l’ArtScience Museum, dal 25 novembre SerpentiForm approda in un’altra location d’eccezione: la Tokyo City View presso la Mori Tower, che vanta la vista più incredibile del panorama della città. In SerpentiForm convivono le creazioni Serpenti di Bulgari e opere d’arte lanciata lo scorso anno a Roma per evidenziare l’incessante ispirazione proveniente dal potente segno del serpente. Dalla fine degli anni ’40 Bulgari ha catturato la forza espressiva di questo simbolo così evocativo, reinterpretandolo per la prima volta nella gioielleria con sinuosi orologi-bracciali, che nel corso degli anni si sono affermati come una vera icona dell’audacia creativa del Marchio. Con SerpentiForm, Bulgari offre un itinerario eclettico ed evocativo attraverso i gioielli, l’arte contemporanea, il design, e la fotografia. 

Dicembre 2017

L'arte contemporanea è fresca come l'acqua

Dopo una lunga serie di collaborazioni con grandi artisti e maestri di fama internazionale, continua il percorso dell’effervescente naturale accanto all’Arte Contemporanea italiana. Dal 2010, infatti, Ferrarelle rende omaggio alla creatività e all’estro degli artisti nostrani affidando alla Platinum Edition, prodotto top di gamma, la sua Art Collection.
Nato a Firenze nel 1946, Sandro Schia, membro della Transavanguardia, vive e lavora tra gli Stai Uniti e l’Italia. 
Ha esposto alla Biennale di Parigi, alla Biennale di San Paolo, in diverse edizioni della Biennale di Venezia e in numerose mostre in Italia e all’estero.Le sue opere sono state esposte in musei italiani e internazionali, tra cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam (1983), il Metropolitan Museum di NewYork (1984), la Neue Nationalgalerie di Berlino (1984, 1992), il Musée National d’Art Moderne de la Ville de Paris (1984), il Boca Raton Museum of Art, Florida (1997), la Galleria Civica di Siena (1997), la Galleria Civica di Trento (2000), Palazzo Pitti e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2002), Triennale Bovisa, Milano (2009), la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (2010) e Palazzo Reale, 
Milano (2011), CIAC di Foligno (2017) e Villa Rufolo Ravello (2017). Dal 2015 è rappresentato dalla galleria Marc Straus di New York. La Art Collection 2017, venduta al prezzo di 25euro, sarà disponibile in numero limitato al Bar Ferrarelle.

Dicembre 2017

{

Tracce.Dialoghi ad arte.

E gli abiti diventano protagonisti
Nel museo della moda e del costume, dal 19 dicembre 2017, si può ammirare una nuova mostra/allestimento, curata da Caterina Chiarelli, Simonella Condemi e Tommaso Lagattolla con il coinvolgimento diretto 
della Galleria di Arte moderna di Palazzo Pitti, dalla quale provengono dipinti e sculture inseriti nel percorso espositivo.Questo si sviluppa mettendo in evidenza le corrispondenze tra le creazioni di stilisti-artisti 
e artisti-couturiersoperosi dagli anni Trenta del Ventesimo secolo fino ai giorni nostri, sottolineando i diversi linguaggi che si sono avvicendati: 
un periodo denso di grandi rivolgimenti dei codici estetici e figurativi.
Il titolo scelto fa subito avvertire la novità del metodo: “Tracce. Dialoghi ad arte” evoca infatti, e riporta alla nostra attenzione voci perdute, 
o rese ormai silenziose da una griglia interpretativa prevedibile.
La mostra ora allestita nel museo della moda e del Costume, invece, rivoluziona i criteri espositivi finora seguiti per questo genere di eventi: 
le opere esposte – 107 tra abiti, accessori, dipinti e sculture – non si configurano più per “categorie dominanti” e silenziosi “arredi a commento”, ma dialogano attivamente. Tutti gli elementi presenti diventano protagonisti, rapportandosi gli uni con gli altri, e quindi con la loro stessa immagine riflessa negli specchi che caratterizzano l’allestimento, creando un suggestivo e coinvolgente effetto di dilatazione degli spazi, di replica delle linee e dei colori degli abiti, oltre che di amplificazione delle luci che ne esaltano le forme. La presentazione degli abiti e delle opere d'arte non è precisamente cronologica, perché vuole essere un invito ad una loro diversa lettura, che privilegi le corrispondenze formali, oltre ad evidenziare 
analogie di ambito culturale. Si è ricercata quindi una corrispondenza di segni e decori fra i capi stessi e tra questi e i dipinti e le sculture 
esposte nelle varie sezioni.

 

Dicembre 2017

{
{
{

Sold out per Artistar Jewels, mostra evento

del gioiello contemporaneo

​​Dal 22 al 25 febbraio 2018 a Palazzo dei Giureconsulti a Milano, Artistar Jewels dà appuntamento agli esperti del settore e a tutti gli amanti del gioiello contemporaneo. La mostra è aperta con ingresso gratuito durante la settimana della moda e ha il patrocinio del Comune di Milano.
Artistar Jewels è un evento che offre una lettura inedita e internazionale sul gioiello contemporaneo esponendo le tendenze 
degli ultimi anni. I creativi presentano i loro lavori, pezzi unici o piccole serie, selezionati per l’alto valore artistico, per la sperimentazione tecnica e la ricerca stilistica. Tutte le creazioni saranno acquistabili tramite la piattaforma www.artistarjewels.com che dal prossimo febbraio assumerà una nuova veste grafica, ancora più accattivante.
Partecipano alla quinta edizione 170 designer internazionali provenienti da oltre 30 Paesi con più di 450 creazioni in mostra. Quest’anno l’evento ha registrato un aumento del 20% con la chiusura delle iscrizioni anticipata di tre mesi, rispetto all’edizione precedente. Ad arricchire l’esposizione ci saranno le creazioni di tre protagonisti del mondo dell’arte e del gioiello contemporaneo: l’artista concettuale giapponese Yoko Ono; il belga Polbury e l’artista parigino Faust Cardinali.
All’interno della mostra sarà dedicata una special area che ospiterà la creazione che la maison De Liguoro ha realizzato in collaborazione 
con la designer egiziana Reem Jano, vincitrice, lo scorso anno, del premio “De Liguoro”. In esposizione anche l’opera di Gabriela Secarea, 
la quale si è aggiudicata nel 2017 il premio Artistar Jewels @Camera Lucida, offerto al miglior designer della Romania. All’interno del volume Artistar Jewels 2018 tutti i partecipanti vedranno pubblicati gli scatti dello shooting fotografico, organizzato dal team dell'evento e realizzato dal fotografo Andrea Salpetre. Il libro è edito dalla casa editrice Logo Fausto Lupetti e sarà disponibile a livello nazionale e internazionale in tutte le librerie in Italia e nelle principali capitali europee.

Dicembre 2017

Il principe di Kent visita la mostra

"Tessuto e ricchezza a Firenze

nel Trecento. Lana, seta, pittura"

Il principe Michael di Kent, cugino di primo grado della regina Elisabetta II, e la sua consorte la baronessa Marie Christine von Reibnitz hanno espresso il desiderio di visitare la mostra Tessuto e Ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura in corso presso la Galleria dell'Accademia di Firenze.

Ad accompagnare i membri della casa reale è stata la direttrice della Galleria, Cecilie Hollberg che ha illustrato le varie sezioni della mostra. Durante la visita il principe e la baronessa hanno mostrato ammirazione per gli antichi e preziosi tessuti e l’accostamento alle opere a fondo oro prevenienti da prestigiosi musei internazionali.

Dicembre 2017
 

{
mostramonetmuseoarteluganoBulgariquadriMarilyn_Monroe_RecliningBedTheBertSternTrustCourtesyStaley-WiseGalleryNewYorktrenomuseoforce-dans-l-unit-macolinemostradalmostra2maria-callas-12_la-vache-enrageeschifanomostra

Moda&Mode

Create a website